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Negli ultimi 500 anni l'Ultima Cena è stato considerato un capolavoro malato, un inestimabile tesoro da salvare. Molti hanno tentato questa impresa: nel 1566, meno di 70 anni dopo il suo completamento, il Vasari disperava perché ciò che era rimasto della straordinaria opera d'arte, commissionata da Ludovico il Moro, era solo una "goffa macchia": così già allora iniziarono i numerosi tentativi di ritocco e ripittura. I successivi cinque secoli sono stati caratterizzati da distruzioni, saccheggi e inondazioni: infine i bombardamenti alleati del 1943 distrussero tre delle quattro pareti del refettorio della chiesa, ma ancora una volta l'Ultima Cena è stata miracolosamente risparmiata, facendo credere a tutto il mondo che questa opera d'arte apparentemente fragile ha tenacemente rifiutato di morire. Oggi, dopo 21 anni e oltre sette mila giorni di lavoro, la pittura di Leonardo da Vinci è stata riportata al suo antico splendore con tutti i suoi colori e intensità. L'intero percorso che porta al refettorio è stato rivisto con alcuni adeguamenti normativi e di servizio: così per salvaguardare il microclima all'interno del refettorio, è stato deciso che solo piccoli gruppi di visitatori possono essere ammessi in una sola volta. Apparecchi "Cestello", da parete e da terra, appositamente progettati e posizionati lungo i lati più lunghi della sala, contengono tutti i disposivi tecnici necessari: lampade alogene con riflettore incorporato provvedono all'illuminazione generale degli spazi e degli affreschi, altoparlanti forniscono le informazioni, telecamere di sicurezza, sensori di calore. Quindi, un singolo elemento strettamente legato allo spirito "monastico" della sala e con il minore impatto visivo possibile, provvede a tutti i servizi necessari al visitatore, nel completo rispetto con la normativa che disciplina la corretta conservazione delle opere in mostra.

1995

Italia
Milano, Chiesa di Santa Maria delle Grazie
L'Ultima Cena - Leonardo da Vinci
Illuminazione generale interna

w/ Arch. G. Aulenti
Foto: P. Castiglioni